Attuazione della direttiva sul Whistleblowing: ecco le novità.

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Il tema del Whistleblowing è molto discusso nelle aziende, prevalentemente multinazionali, da parecchi anni.

Si è cominciato a parlarne con l’entrata in vigore della legge 190 del 2012, con cui l’Italia si è dotata di un sistema organico di prevenzione della corruzione che prevede l’introduzione di un sistema di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, c.d. whistleblower (art. 54-bis del decreto legislativo 165 del 2001).

Il “whistleblowing”, quindi, è la segnalazione compiuta da un lavoratore il quale, nello svolgimento delle proprie mansioni, si accorge di un rischio o una situazione di pericolo che possa arrecare danno all’azienda/ente per cui lavora, nonché a clienti, colleghi, cittadini, e qualunque altra categoria di soggetti.

Non è un sistema solo italiano, ma ciascuno Paese dell’UE ha sino ad oggi avuto una propria disciplina. Nell’aprile 2018, tuttavia la Commissione UE lancia una proposta di direttiva whistleblowing volta a fornire una protezione uniforme per il whistlebloiwng  che termina con l’adozione nel 2019 della “Direttiva 2019/1937 del 23 ottobre 2019 riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione”.

L’Italia dovrà attuare la direttiva entro dicembre di quest’anno e in questi mesi si è lavorato al decreto di attuazione.

Con il decreto ci si prepara ad introdurre importanti elementi di novità alla disciplina italiana emanata nel 2012 per il settore pubblico e a quella del 2017 per il settore privato.

Vediamo le principali novità.

  1. Applicazione.

Imprese private e pubbliche dovranno attenersi alla disciplina, ma l’intenzione del legislatore è di incoraggiarne l’applicazione anche a imprese con meno di 50 dipendenti.

2. Attenzione verso i segnalanti. 

Indubbiamente uno degli aspetti più interessanti della disciplina UE, partendo dalla definizione di segnalanti che possono essere:

a) le persone aventi la qualità di lavoratore, compresi i dipendenti pubblici;

b) le persone aventi la qualità di lavoratore autonomo;

c) gli azionisti e i membri dell’organo di amministrazione, direzione o vigilanza di un’impresa, compresi i membri senza incarichi esecutivi, i volontari e i tirocinanti retribuiti e non retribuiti;

d) qualsiasi persona che lavora sotto la supervisione e la direzione di appaltatori, subappaltatori e fornitori (…)

comprese le persone segnalanti il cui rapporto di lavoro non è ancora iniziato nei casi in cui le informazioni riguardanti una violazione sono state acquisite durante il processo di selezione o altre fasi delle trattative precontrattuali.

I canali per consentire la segnalazione.

Nei considerando della Direttiva i segnalatori rilevano la difficoltà di rivolgersi alle autorità esterne. Per questo si impone l’istituzione di canali interni al settore pubblico e privato per dare la possibilità al segnalante di preferirli, se li ritiene funzionanti. Il tutto tenendo conto naturalmente dei livelli dimensionali dell’azienda, ma la Direttiva incoraggia simili iniziative anche in azienda più piccole, con meno di 50 dipendenti.

Misure a tutela dei segnalatori.

Prima di tutto deve essere tutelata la sua riservatezza, attraverso la previsione del divieto di divulgare i suoi dati senza il suo consenso espresso, salvo eccezioni naturalmente in casi particolari.

I segnalanti sono poi tutelati dal divieto espresso di forme di ritorsione (licenziamento, sospensione, retrocessione, mutamento di funzioni, misure disciplinari, discriminazione, ecc.) e dalla previsione di misure di sostegno, anche sotto forma di patrocinio legale a spese dello stato in caso di giudizio.

3.      Sanzioni.

A quanto pare, la bozza del decreto a cui sta lavorando il Governo, prevede sanzioni assai elevate (fino a 50.000 euro) nei confronti di chi terrà atteggiamenti ostruzionistici ai danni degli autori delle segnalazioni.

Il tutto in linea con la Direttiva UE, che all’art. 23, dedicato proprio alle sanzioni, al comma 1 dispone che “Gli Stati membri prevedono sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive applicabili alle persone fisiche o giuridiche che:

a) ostacolano o tentano di ostacolare le segnalazioni;

b) attuano atti di ritorsione contro le persone di cui all’articolo 4;

c) intentano procedimenti vessatori contro le persone di cui all’articolo 4;

d) violano l’obbligo di riservatezza sull’identità delle persone segnalanti di cui all’articolo 16.”

Sanzioni però anche per i segnalanti che volontariamente effettuano segnalazioni o divulgazioni di informazioni false e risarcimento del danno in favore di coloro che subiscono danni per segnalazioni che vengono eseguite in violazione di quanto disposto dalla normativa nazionale.

articolo di Alessandra Delli Ponti

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