Superamento dei valori limite negli scarichi: una definizione di emissione ad ampio raggio

Ambiente0 Comments

Cassazione Penale, Sentenza 18145/2021

Nel dicembre 2015 veniva segnalato all’ente gestore del servizio idrico nel territorio di Monza che nelle acque in entrata al depuratore erano stati rinvenute alcune sostanze chimiche in quantità eccessive. Si scoprì che nelle vicinanze vi era uno stabilimento specializzato nella produzione di prodotti farmaceutici da cui derivavano tali scarichi.

Il Tribunale Penale di Monza condannava il procuratore della società ad una ammenda di € 5.000 per non aver osservato le prescrizioni imposte dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e per aver effettuato uno scarico in pubblica fognatura violando i valori limite di alcune sostanze.

La Sentenza veniva impugnata, giungendo la questione sino alla Cassazione, in quanto il condannato sosteneva che la fattispecie non poteva avere alcuna rilevanza penale, ma semplicemente amministrativa, in quanto la norma di riferimento allorquando parla di superamento dei valori limite, si riferirebbe alla qualità dell’aria e non delle acque. Ciò si ricaverebbe dall’articolo 29 quattuordecies del Testo Unico Ambientale il cui comma 4 lettera c) prevederebbe espressamente che nei “…casi in cui il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa..”.

La tesi difensiva appare meramente suggestiva, ma di difficile tenuta rispetto al complesso delle norme di riferimento.

La norma di cui si parla è infatti il citato articolo 29 quattuordecies il quale al precedente comma 2 prevede un mero illecito amministrativo con applicazione di una sanzione pecuniaria da € 1.500 a 15.000 € nei confronti di colui che, essendone in possesso, non osserva le prescrizioni dell’AIA.

Il successivo comma 3, invece, prevede un illecito penale (contravvenzionale) punito con la sanzione dell’ammenda da un minimo di € 5.000 fino ad € 26.000 nei casi di inosservanza delle prescrizioni e della violazione dei valori di emissione rilevata durante controlli di parte delle Autorità.

Pertanto, dice la Cassazione, il comma 4 citato dal ricorrente, esula dalla fattispecie per cui è giunta la condanna.

Pertanto la Cassazione dipana l’eventuale dubbio interpretativo generatosi, specificando che il medesimo Testo Unico Ambientale è chiaro, già dai primi articoli, e segnatamente all’articolo 5 comma 1 lett. i-septies, nell’affermare che per emissione deve intendersi “..lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell’impianto, opera o infrastruttura, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore, agenti fisici o chimici, radiazioni, nell’aria, nell’acqua ovvero nel suolo..”.

Da una semplice interpretazione letterale, come si evince dal contenuto delle definizioni richiamate, l’ipotesi di sanzione penale (contravvenzionale) oggetto di condanna, non solo è condivisibile, ma certamente applicabile anche alle acque e non solo all’elemento aria.

Inoltre, chiosa la Cassazione, è altresì ininfluente che le sostanze scaricate di cui contesta il superamento dei limiti siano prodotte dal ciclo produttivo industriale ovvero siano smaltite per conto terzi. Un giusto ragionamento volto sicuramente a punire comportamenti scorretti indipendentemente dall’origine delle sostanze versate.

La Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *