L’eredità delle c.d. “contaminazioni storiche”. Un campanello di allarme per le imprese.

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Cons. Stato, Sez. IV, 7 gennaio 2021, n. 172

Il Consiglio di Stato è recentemente tornato a pronunciarsi sul tema dell’individuazione del destinatario dell’ordine di procedere alla bonifica di un sito inquinato in epoca risalente, nelle ipotesi in cui siano potenzialmente individuabili più soggetti corresponsabili del danno ambientale.

Nel caso specifico coinvolti più soggetti (pubblici e privati) nell’ambito di un grave episodio di inquinamento, originato da una risalente e stratificata attività di contaminazione del sottosuolo e delle falde acquifere, protrattasi per decenni, le cui conseguenze si sono però avvertite in epoca recente.

Il sito, passato negli anni in mano a differenti operatori economici, era stato adibito a discarica, sino a quando l’avvio dei lavori di realizzazione di un fabbricato produttivo sulla medesima area ha fatto emergere la gravità dello stato di contaminazione.

Chiamato a pronunciarsi sulla legittimità dell’ordine di bonifica rivolto dalla competente Città Metropolitana nei confronti di un solo operatore economico, il Giudice di prime cure ha ritenuto illegittimo il provvedimento impugnato, nella parte in cui l’Amministrazione non si era fatta carico di individuare gli ulteriori potenziali colpevoli del danno ambientale, salvo comunque il Tribunale imporre all’unico soggetto individuato la prosecuzione delle opere di bonifica.

La pronuncia è stata impugnata dalla società sotto vari profili, tra i quali:

– illegittima applicazione retroattiva del noto principio “chi inquina paga” a fattispecie ad esso anteriori;

– illegittima applicazione dell’ordine di bonifica ad un soggetto non più proprietario dell’area e dunque sfornito di qualsiasi legame giuridico con la res oggetto d’intervento;

– a fronte della doverosa individuazione da parte dell’Amministrazione provinciale, di tutti i corresponsabili dell’inquinamento, illegittimo mantenimento dell’obbligo di bonifica solo in capo all’unico operatore individuato.  

Il Consiglio di Stato ha però confermato la sentenza di primo grado richiamando i principi dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10/2019 riguardo alla natura illecita dei danni ambientali provocati anche anteriormente al c.d. Decreto Ronchi, con possibilità per la PA di emettere ordini di bonifica nei confronti dei responsabili dell’inquinamento anche per fatti risalenti, ed anche qualora detti soggetti abbiano medio tempore reciso ogni legame di natura giuridica con l’immobile oggetto di contaminazione.

Quanto sopra nelle ipotesi in cui, al momento della rinvenuta esigenza di adottare l’ordine di bonifica, risulti ancora attuale un rischio di “aggravamento della situazione”.

Nella sentenza in commento, si è poi confermato il principio per cui la responsabilità per danno ambientale coinvolge anche soggetti apparentemente estranei alla condotta lesiva, cui sia comunque ascrivibile una colpevole omissione (in merito si richiama, tra le molte, Cons. Stato, Sez. IV, 7 settembre 2020, n. 5372), anche in termini di mancata vigilanza sull’attività inquinante di terzi da parte di chi era proprietario del terreno al momento dei fatti, con l’ulteriore precisazione però che quest’ultimo si trovasse “nel pieno ed esclusivo godimento” del bene medesimo (dovendo quindi verosimilmente escludersi, tra le altre ipotesi astrattamente configurabili, la fattispecie del proprietario che abbia locato l’immobile).

E’ stato poi ritenuto legittimo l’operato dell’Amministrazione che ha preteso l’immediata ed integrale esecuzione della bonifica da parte del primo dei soggetti individuati come responsabili, offrendo però una interpretazione estensiva dell’art. 253 comma 4 del D.lgs 152/2006[1] il quale si riferirebbe, ad onor del vero, in via esclusiva ai rapporti tra proprietario incolpevole e responsabile dell’inquinamento, e non anche ai rapporti di rivalsa tra i corresponsabili materialmente coinvolti nell’illecito (come nel caso che ci occupa).

Inoltre, tenendo presente che la decisione in commento concerne una fattispecie di c.d. “contaminazione storica”, il Consiglio di Stato sembra consentire l’esercizio della rivalsa anche in favore di chi non è più proprietario del terreno al momento dell’esecuzione degli interventi di bonifica, mentre un’applicazione rigorosamente letterale della norma citata indurrebbe ad escludere tale rimedio, riservato in favore soltanto di chi ancora rivesta la qualità di proprietario.

Avv. Francesco Gesess


[1] “..nel caso in cui il proprietario non responsabile dell’inquinamento abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito”.

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