Vaccino anti-Covid obbligatorio: è cascato un tabù?

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Recentemente il dibattito pubblico si è molto concentrato sulla dicotomia “obbligo vaccinale, si” oppure “obbligo vaccinale, no”. Chi propende per la seconda tesi ha sempre sostenuto da un lato la preminenza della libertà personale in ordine a trattamenti sanitari, dall’altro l’assenza di norme ad hoc nel nostro ordinamento.

Iniziamo col dire che l’articolo 4 del recentissimo D.L. n. 44 del 01/04/2021 ha introdotto un obbligo vaccinale per gli “..esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie e parafarmacie e negli studi professionali..”. Pariamo dunque di un ambito ben definito i cui risvolti pratici affronteremo qui di seguito.

Sia concessa però una breve parentesi in quanto la necessità (o meno) di una vaccinazione è argomento che interessa anche altri ambiti lavorativi (praticamente tutti), ed è argomento che riguarda tutti quei Datori di lavoro che, in assenza di una norma di copertura, vedono però i propri dipendenti rifiutare la vaccinazione.

La questione continua ad essere dibattuta e continua a vedere, ovviamente, due tesi contrapposte.

Ne avevamo parlato in un precedente ed interessante articolo il quale definiva i contorni normativi – sia “pro” che “contro” – tra i quali rientra l’ormai famoso articolo 2087 del Codice Civile che obbliga l’imprenditore, pubblico o privato ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

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Chi sostiene dunque la tesi favorevole supera la questione dell’assenza di una norma di legge specifica sull’obbligo di vaccinazione anti Covid, rappresentando la presenza nel nostro ordinamento di numerose norme che assumerebbero rilevanza proprio nei rapporti di lavoro, e che vedrebbero possibile per il Datore assumere decisioni volte a sospendere il lavoratore o comunque obbligarne le ferie forzate (tale ultima strada sembrerebbe quella presa dal Tribunale di Belluno nell’ambito dell’oramai famoso episodio, seppure afferente all’ambito sanitario, che ha visto il Giudice dare ragione a due RSA per avere collocato in ferie alcuni lavoratori che avevano rifiutato il vaccino).

Tornando all’ambito dell’obbligo vaccinale nel settore sanitario, si rinviene dalla recente norma che il vaccino anti COVID-19 diviene requisito essenziale e in caso di rifiuto la ASL ne deve dare comunicazione al Datore di Lavoro e all’ordine professionale di appartenenza, con la conseguente sospensione del lavoratore dalla mansione.

E’ vero però che la sospensione senza retribuzione debba avvenire solo a fronte di una ricognizione da parte del Datore di un possibile impiego del lavoratore in altra mansione (anche inferiore) che non comporti rischi per i pazienti e per i terzi.

NB. secondo norma la sospensione opera “fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021”.

Sarà interessante vedere cosa succederà in presenza di omissione della vaccinazione nel caso di ragioni mediche in quanto è previsto che l’omissione, appunto, o differimento, comportano necessariamente l’assegnazione a mansioni diverse, senza riduzione della retribuzione, e facendo salva l’applicazione delle regole relative al diritto al lavoro agile ove possibile, o all’equiparazione della sospensione al ricovero ospedaliero.

Se una ragionevole certezza viene data dal legislatore per quel comprato (quello sanitario) che ora più che mai diviene fondamentale per la campagna vaccinale, viene comunque da chiedersi cosa succederà agli altri ambiti lavorativi, in assenza di norme specifiche che autorizzino i Datori di lavoro a sanzionare i dipendenti. Saranno davvero sufficienti le norme già presenti nel nostro ordinamento? (che però nulla hanno a che vedere in maniera specifica con l’obbligo vaccinale). Molti autori dicono di no! Occorrerà dunque aspettare qualche indirizzo giurisprudenziale.

Avv. Adriano Colomban

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