CHIUSURA ATTIVITA’ PER VIOLAZIONE NORME ANTI COVID

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Chiusura del locale per violazione delle norme anti covid, a quale Giudice bisogna rivolgersi? La risposta alla domanda in titolo è tutt’altro che banale se solo si pensa a quanti siano i profili che devono essere tenuti in considerazione ai fini del riparto di giurisdizione ed alla conseguente scelta di rivolgersi – legittimamente e correttamente – al giudice civile piuttosto che a quello amministrativo o viceversa; soprattutto alla luce del fatto che le sanzioni vengano sempre irrogate con “provvedimenti” della competente amministrazione.

Se quindi il dubbio è lecito, e quasi scontato, non altrettanta ovvia è la risposta cui si potrebbe (per logica) pervenire ad una prima valutazione.

Se infatti, come si è detto, la multa o l’ordine di chiusura come sanzione accessoria sono imposte con provvedimenti della p.a., genericamente intesi, invero il Giudice competente è quello ordinario ovvero il Tribunale civile (o Giudice di Pace) e non quello amministrativo.

Questa è stata la decisione del TAR del Lazio Roma, che con la pronuncia n. 3699 del 25 marzo 2021 Sez. II bis ha declinato la giurisdizione in favore del giudice civile, rilevando come solo apparentemente venga in considerazione attività amministrativa o meglio: un potere discrezionale da parte dell’autorità. In realtà, osserva il Giudice Amministrativo, nel caso delle sanzioni previste dal decreto legge n. 19/2020 – convertito in legge n. 35/2020 – la sanzione ha natura esclusivamente afflittiva e il potere dell’autorità è per questo motivo interamente vincolato, sia con riferimento al fatto che in relazione all’obbligo di applicare la misura in via esclusiva e non alternativa.

Precisa inoltre il Collegio che la disciplina di cui al citato decreto sia “indiscutibilmente riconducibile a fattispecie in cui risultano predeterminate sia la condotta sia la sanzione minima e massima, così che “la sanzione accessoria ha natura esclusivamente afflittiva al pari di quella pecuniaria alla quale si aggiunge ancorché senza alcun collegamento causale o consequenziale” (cfr. Tar Sicilia, Catania, n. 2559/2020, e Tar Lazio, Roma, sez. II Ter, 22 dicembre 2020, n. 13868)”.

La conseguenza che se ne trae è quella dell’assenza di potere discrezionale – come tale fondativo della giurisdizione del G.A. – in quanto la “autorità è priva del potere di stabilire se applicare la sanzione, né può articolarne il contenuto come nelle sanzioni ripristinatorie della situazione modificata a causa della condotta illecita”. E nemmeno diversamente si potrebbe ragionare vista la (sola) determinazione dei giorni di chiusura dell’esercizio commerciale in quanto quest’ultima deve essere compresa tra il minimo ed il massimo di durata della sanzione predeterminati dalla norma.

In conclusione, spetta al giudice civile conoscere delle sanzioni irrogate peer la violazione delle norme anti covid contenute nel D.L. 19/2020, ora L. n. 35/2020, con l’avvertenza che tale riparto di giurisdizione stia assumendo i tratti di un orientamento giurisprudenziale consolidato, se non già sia così, che laddove non tenuto in considerazione potrebbe valere la condanna alle spese di lite.

Avv. Stefano Verità

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