OMESSO VERSAMENTO IVA: sì alla causa di forza maggiore per crisi di liquidità.

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Il caso in questione tratta dell’amministratore di una società operante nel settore edilizio chiamato in giudizio per rispondere del reato di cui all’art 10 ter del D.L.vo 74/2000, per aver omesso il versamento IVA per l’ammontare superiore a euro 250.000 per ciascun periodo d’imposta singolarmente contestato.

L’imputato (siamo avanti il Tribunale di Lucca) a mezzo del proprio difensore chiedeva di essere giudicato nelle forme del rito abbreviato, condizionato all’audizione del consulente tecnico, in questo caso il commercialista dell’Azienda.

Giunti al processo il consulente tecnico rappresentava la situazione di forte crisi del mercato immobiliare che aveva travolto l’impresa, come del resto avvenuto anche in situazioni analoghe.

Nel caso di specie, come accade purtroppo sempre più di sovente, la società aveva avuto difficoltà nel pagamento dei mutui contratti per finanziare la  costruzione o ristrutturazione degli immobili da rivendere; questa situazione aveva portato le banche a rivedere la stima di affidabilità della società, riducendo i fidi e ciò portando, con un effetto a catena, ad una diminuzione degli affidamenti bancari in maniera importante rispetto a quelli dei quali godeva in precedenza. Per queste ragioni, anche se la società conseguiva qualche ricavo significativo, in seguito a vendite di unità immobiliari, tale situazione non consentiva di generare flussi di cassa sufficienti a far fronte ai debiti verso i terzi, in particolare verso le banche. I ricavi, peraltro, comportavano anche l’ingerirsi di obblighi tributari come di quelli di cui ci occupiamo. In poche parole, la condizione in cui versava la società non consentiva il pagamento dell’Iva, perché i ricavi venivano impiegati per far fronte proprio agli impegni con gli istituti di credito.

Veniva poi dato conto che a fronte delle difficoltà patrimoniali e finanziarie la società deliberava di non corrispondere emolumenti a favore degli amministratori e nemmeno di distribuire utili ai soci, avviando poi procedure di gestione della crisi,  confidando nella ripresa della domanda di mercato.

D’altro canto le situazione patrimoniale personale dell’imputato non permetteva in alcun modo di fare fronte al debito tributario.

Le circostanze sopra sinteticamente rassegnate hanno portato il Tribunale, superando anche l’indirizzo giurisprudenziale più rigoroso espresso in più occasioni sul punto dalla Corte di cassazione, a ritenere che l’omesso versamento dell’Iva fosse riconducibile ad una causa di forza maggiore determinata dalla forte crisi di liquidità che aveva interessato l’azienda, non imputabile in alcun modo all’amministratore, e ciò soprattutto alla luce di elementi di prova acquisiti in ordine alle iniziative adottate per far fronte alla crisi e cercare di provvedere al pagamento del Fisco.

Un passo avanti verso un giudizio che si misuri concretamente con le problematiche che attagliano quotidianamente migliaia di imprese nel nostro Paese escludendo la necessità della sanzione penale laddove l’imprenditore si dimostri comunque virtuoso nel tentativo di soddisfare la pretese tributarie.

Dr.ssa Gabriela Prekaj

(Studio Legale Avv. Davide Manzo)

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