ANOMALIA DELL’OFFERTA: cosa (e come) deve verificare la Stazione Appaltante.

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In caso di denunciata anomalia dell’offerta, il procedimento di verifica da parte della stazione appaltante non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, quanto e piuttosto l’accertamento della attendibilità ed affidabilità della stessa (offerta) in relazione alla corretta esecuzione dell’appalto.

È questo il principio generale ribadito dal TAR Lombardia, Milano, con una pronuncia del dicembre scorso (n. 2592/2020), a detta del quale la valutazione di congruità condotta dalla stazione appaltante dovrà essere “globale e sintetica, senza concentrarsi esclusivamente e in modo parcellizzato sulle singole voci di prezzo”, richiamando altrettante recenti statuizioni del Consiglio di Stato.

Nel condividere il principio già fatto proprio dalla giurisprudenza amministrativa di ultimo grado, il TAR Lombardia ha precisato che il relativo giudizio di anomalia o di incongruità dell’offerta sia espressione di discrezionalità tecnica con la conseguenza che la sua sindacabilità da parte del giudice sia precisamente contenuta nel limite della macroscopica illogicità o di erroneità fattuale. Ne discende che riguardo alla decisione della stazione appaltante, laddove non vi siano fondati rilievi circa la logicità, ragionevolezza ed adeguatezza dell’istruttoria, non sarà possibile procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell’offerta e delle singole voci, ciò rappresentando un’inammissibile invasione della sfera propria della Pubblica Amministrazione. Ciò in quanto, precisa sempre il Collegio, “anche l’esame delle giustificazioni prodotte dai concorrenti, a dimostrazione della non anomalia della propria offerta ovvero della sua sostenibilità/attendibilità, rientra nell’alveo dell’esercizio di un potere di discrezionalità tecnica attribuito alla pubblica amministrazione, con la conseguenza che soltanto in caso di macroscopiche illegittimità, quali gravi ed evidenti errori di valutazione oppure valutazioni abnormi o inficiate da errori di fatto, il giudice può esercitare il proprio sindacato, ferma restando l’impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello dell’amministrazione procedente (Consiglio di Stato sez. II, 17 aprile 2020, n.2476; sez. V 7 maggio 2018 n. 2689; idem 3 aprile 2018 n. 2051; sez. VI, 3 dicembre 2018, n. 6838)”.

Di tali principi il TAR Lombardia fa puntuale applicazione nel caso deciso con la sentenza in esame così che anche la denunciata difformità dell’offerta rispetto alle tabelle ministeriali non appare meritevole di accoglimento.

Ed infatti, con estrema chiarezza, il Collegio afferma che per orientamento consolidato della giurisprudenza in sede di verifica di anomalia dell’offerta, la difformità del costo del lavoro da quello indicato nelle tabelle ministeriali non è profilo dirimente per trarne la conclusione dell’incongruità dell’offerta, poiché le tabelle costituiscono un mero parametro di valutazione della congruità; sarà quindi compito della stazione appaltante valutare se si tratti di scostamenti talmente significativi e, comunque, del tutto ingiustificati, da poter compromettere la complessiva affidabilità dell’offerta ed indurre, senza meno, ad un giudizio di anomalia della stessa.

Nel caso sottoposto al giudice lombardo la stazione appaltante, alla luce delle caratteristiche dell’appalto, della natura stessa (onlus) della aggiudicataria, ha ritenuto che le giustificazioni fornite fossero ragionevoli e come tali sono state anche considerate dal Collegio, il quale ha valutato come insufficiente ad annullare gli atti la mera discrepanza con le misure ministeriali, che assurgono a mero riferimento non sufficiente ex se a dimostrare la illogicità ed irragionevolezza dell’azione della p.a.. A maggior ragione se nel procedimento di verifica l’indagine dia conto della validità dei dati (dell’offerta) all’esito di una valutazione globale rispetto all’appalto, alla prestazione richiesta, alla natura dei partecipanti e di tutto quanto sia necessario a valutare complessivamente l’efficacia – a fini dell’esecuzione contrattuale – dell’offerta censurata.

Avv. Stefano Verità

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