Responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione: la portata dell’articolo 2087 Codice Civile.

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Cass. Civ. Sentenza 11546 del 11/02/2020

La Sentenza qui in commento risulta di un certo interesse in quanto prende in considerazione due aspetti fondamentali che caratterizzano i contenziosi (civili) legati agli infortuni sul lavoro, ovvero le regole necessarie da seguire per comprendere su chi incomba l’onere probatorio in sede giudiziale e, soprattutto, la portata dell’articolo 2087 del Codice Civile.

Partiamo da quest’ultimo elemento e dalla definizione che ne ricaviamo dal Codice: “..L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro..”.

E’ una norma che induce il datore di lavoro ad attuare, nell’organizzazione del lavoro, un’attività di prevenzione attraverso una continua e permanente ricerca delle misure, suggerite dall’esperienza e dalla tecnica più aggiornata, al fine di garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro.

Molti imprenditori si pongono tuttavia spesso la seguente domanda: è sempre colpa del datore di lavoro quando si verifica un infortunio in azienda?

Al netto della normativa e giurisprudenza, comprensibilmente garantista nei confronti del lavoratore, occorre affermare, anche confortati da un indirizzo giurisprudenziale recente, che l’articolo 2087 non configura una ipotesi di responsabilità oggettiva del datore di lavoro.

Non si può desumere da tale articolo, dice la giurisprudenza, un ampliamento della responsabilità datoriale sino al punto da ricomprendere ogni ipotesi di lesione all’integrità psico-fisica dei dipendenti e di correlativo pericolo.

Quanto invece all’onere probatorio, sempre sulla base dei dettami dell’articolo 2087, incombe sul lavoratore infortunato l’onere di dimostrare l’esistenza del danno, la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale esistente tra questi due elementi. Sul datore di lavoro grava invece l’onere di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi dell’evento dannoso.

Fatte queste premesse analizziamo brevemente la Sentenza in epigrafe.

Il fatto prende le mosse da un infortunio sul lavoro occorso ad un lavoratore a seguito del deragliamento di un treno (la società datrice coinvolta era infatti la Rete Ferroviaria Italiana).

Le contestuali indagini penali avevano accertato che il sinistro era occorso in ragione del posizionamento di grossi frammenti di pietra collocati fra le rotaie e le controrotaie.

Sia in primo grado che in sede di Appello veniva respinta dai Giudici del lavoro la domanda risarcitoria avanzata dal dipendente.

Sulla scorta di tale accadimento la Corte di Cassazione, confermando le Sentenze, esprime il concetto secondo cui non si possa desumere dall’articolo 2087 Cod. Civ. un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile al fine di garantire un ambiente di lavoro “a rischio zero”.

Parimenti, dice la Corte, non può pretendersi l’adozione di strumenti atti a fronteggiare qualsiasi evenienza che sia fonte di pericolo per il lavoratore.

Una differente interpretazione comporterebbe quale conseguenza l’ascrivibilità al datore di lavoro di qualunque evento lesivo anche se imprevedibile ed inevitabile, considerato oltretutto che l’articolo 2087 è agganciato a criteri probabilistici (e non possibilistici).

Quanto sin qui esposto non deve ovviamente far pensare minimamente ad una diminuzione delle cautele da adottare negli ambienti di lavoro.

Nel rapporto che si insatura tra datore di lavoro e lavoratore l’elemento “obbligo di sicurezza” è infatti parte delle obbligazioni in capo all’imprenditore, in quanto la predisposizione di un ambiente idoneo, oltre che a protezione del bene fondamentale “salute”, diviene funzionale alla esigibilità della prestazione lavorativa, con la conseguenza che il prestatore di lavoro potrebbe eccepire al datore di lavoro un vero e proprio inadempimento contrattuale in presenza di un ambiente o organizzazione inidonei alla prestazione.

Ragionando in termini estremi tale eccezione di inadempimento legittimerebbe addrittura il prestatore di lavoro a rifiutare la prestazione divenuta pericolosa (articolo 1460 Cod. Civ.). Si veda sul punto Cassazione n. 3282/2020.

Avv.  Adriano Colomban

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