Tariffa del servizio idrico: gli oneri di depurazione non sono dovuti se l’impianto di depurazione non funziona correttamente

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Sentenza 7947 del 20/04/2020 Cass. Civ.

La vicenda qui in commento assume un certo interesse per due ordini di motivi: il primo perché viene sottolineato il fatto che le “tariffe idriche”, seppure scaturenti da un servizio evidentemente pubblico, sono regolamentate da contratti “privati” dovendo le parti (ente erogatore e utente) attenersi rispettivamente ai propri obblighi contrattuali; il secondo in quanto le esigenze di bilancio della società che offre il servizio idrico non possono legittimare la stessa a pretendere un corrispettivo in denaro se non legato ad alcuna prestazione.

Prima di entrare nel merito della vicenda occorre una brevissima premessa. Il casus belli risiedeva nelle previsioni della normativa ambientale la quale, senza qui entrare nello specifico, prevedeva a grandi linee che le quote di tariffa riferite ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione fossero dovute dagli utenti anche nel caso di mancanza degli impianti di depurazione o nel caso in cui questi fossero risultati temporaneamente inattivi.

Orbene tale previsione è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale già a far data dell’anno 2008 sulla scorta del fatto che l’obbligo di pagamento deve essere sempre correlato ad una prestazione ricevuta (servizio di pubblica fognatura o di depurazione).

Partendo da questo presupposto un condominio chiamò quindi in causa la società deputata alla riscossione della tariffa di erogazione del servizio idrico integrato, chiedendo la restituzione di circa € 4.000 per oneri tariffari non dovuti; ciò sulla scorta del fatto che l’impianto di depurazione cui confluivano le acque della città non compiva un ciclo completo di depurazione, così non potendosi configurare un vero e proprio servizio (rectius controprestazione).

L’Ente si è difeso con varie argomentazioni tra le quali il fatto che occorreva a suo giudizio distinguere le ipotesi di inesistenza dell’impianto di depurazione da quelle di temporanea interruzione del servizio. L’Ente in pratica sosteneva che esistendo l’impianto ed essendo lo stesso in funzione, non avrebbe potuto l’utente (condominio) sostenere la non debenza della quota di tariffa relativa agli oneri dell’impianto stesso.

La Corte di Cassazione è tranciante sul punto in quanto evidenzia il fatto che il servizio offerto deve sottostare alle generali regole previste dal Codice Civile per i contratti “privati”, trattandosi nello specifico, come noto, di contratto di somministrazione. Parliamo dunque di un contratto a prestazioni corrispettive nell’ambito del quale ciascuno deve fare la propria parte, ovvero l’Ente erogare il servizio e l’utente corrispondere la tariffa.

Nel caso specifico proprio la non completezza del ciclo di depurazione e la non rilevabilità dei dati relativi al suddetto ciclo avrebbe fatto venir meno la ragione intrinseca del contratto (causa del contratto di utenza).

Ne scaturisce un principio interessante che potrebbe essere foriero, a seconda del punto di vista, di problemi per gli Enti gestori del servizio idrico o di opportunità lato utente.

Dice la Cassazione: configurandosi la tariffa del servizio idrico integrato, in tutte le sue componenti, come il corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, è il soggetto esercente detto servizio, il quale pretenda il pagamento anche degli oneri relativi al servizio di depurazione delle acque reflue domestiche, ad essere tenuto a dimostrare l’esistenza di un impianto funzionante nel periodo oggetto della fatturazione, in relazione al quale pretende la riscossione.

In ultimo la difesa dell’Ente tentava di sostenere che la tariffa del Servizio Idrico Integrato era comunque funzionale a ripartire tra gli utenti i costi necessari all’espletamento del servizio. Tale assunto non ha trovato il favore della Suprema Corte la quale evidenzia, invece, come le esigenze di bilancio non possono mai autorizzare l’Ente a pretendere un corrispettivo in denaro se ed in quanto legato a prestazioni non effettivamente rese.

Avv. Adriano Colomban

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