Proposta ANAC: niente “contributo” nella fase emergenziale per partecipare alle gare

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In materia di contratti pubblici l’A.N.A.C. – Autorità Nazionale Anticorruzione – si è nuovamente mossa al fine di agevolare la ripresa del settore delle commesse pubbliche.

Premesso che ciò che andiamo ad illustrare non è il primo intervento della Autorità anticorruzione teso a mitigare, nel settore di competenza, gli effetti della emergenza in corso, con l’iniziativa in parola l’organismo pubblico ha determinato i presupposti per un reale alleggerimento degli oneri economici e procedurali per coloro che operano sotto la sua vigilanza. C’è comunque da evidenziare che la sua efficacia – sia giuridica che sostanziale – sia condizionata a valutazioni politiche ed ai conseguenti provvedimenti normativi che ci si auspica verranno assunti ad horas, come vedremo di seguito.

Con la delibera n. 289 del 1 aprile 2020 [scarica] l’Autorità ha infatti deliberato di richiedere al Governo l’esonero, sino al prossimo 31 dicembre, per le stazioni appaltanti e gli operatori economici dal versamento della contribuzione per la indizione o la partecipazione da una gara di appalto. Tale contribuzione è prevista dalla legge n. 266/2005 (art. 1, commi 65 e 67) quale forma di autofinanziamento di A.N.A.C..

Essa è stata “ereditata” dalla preesistente A.V.C.P. (Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, soppressa nel 2014 con attribuzione delle funzioni ad A.N.A.C.) in forza del disposto dell’art. 213 del D.Lgs. n. 50/16 che non ha modificato il sistema di finanziamento dell’Autorità. Di conseguenza, le spese del suo funzionamento continuano ad essere a carico del mercato di competenza per la parte non coperta dal finanziamento a carico del bilancio dello Stato. Ed a tal fine è previsto – dal comma 67 dell’art. 1 della L. n. 266/05 – che l’Autorità, per la copertura dei costi relativi al proprio funzionamento, determini annualmente l’ammontare delle contribuzioni dovute dai soggetti, pubblici e privati, sottoposti alla sua vigilanza, nonché le relative modalità di riscossione, purché la misura della contribuzione fissata tenga conto del limite massimo dello 0,4 per cento del valore complessivo del mercato di competenza.

Si tratta quindi di un onere a carico dei soggetti operanti nel mercato vigilato, che seppure non travalichi importi superiori a 500 euro per gli operatori economici – persona fisica o giuridica, raggruppamento di questi ed associazioni temporanee di imprese, in via esemplificativa, che offra sul mercato la realizzazione di lavori o opere, la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi – rappresenta, tuttavia, un obbligo da osservare scrupolosamente. Mentre infatti per le stazioni appaltanti e le società organismo di attestazione (SOA) il mancato pagamento dà luogo alla riscossione coattiva, nel caso degli operatori economici la dimostrazione dell’avvenuto versamento del contributo è condizione di ammissibilità alla procedura di gara. In questo senso è la più recente giurisprudenza amministrativa (si veda Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza n. 746 del 30 gennaio 2020).

In ragione delle considerazioni che precedono è importante che il governo dia immediato seguito alla delibera di A.N.A.C. con la approvazione di una normativa che la “recepisca”, dandone attuazione e disciplina, atteso che si tratta di una proposta di intervento normativo.

La platea degli interessati dalla proposta deliberata da A.N.A.C. – stazioni appaltanti ed operatori economici (non però le SOA) – è tale infatti da determinare non una mera variazione del sistema di autofinanziamento della Autorità bensì una sua radicale modifica, ancorché sino al 31 dicembre 2020, che non può essere conseguita diversamente.

Tanto che nella stessa delibera del 1 aprile scorso è precisato che “In considerazione delle minori entrate previste per il 2020 per effetto della esenzione di cui sopra, il predetto intervento normativo dovrà autorizzare l’Autorità a coprire le conseguenti minori entrate mediante l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione maturato al 31 dicembre 2019“.

Ne discende la necessità che il governo intervenga rapidamente sulla proposta di A.N.AC., sia per ampliare il novero delle misure a favore dei soggetti che operano nel mercato vigilato sia per consentire le conseguenti misure contabili e finanziarie da parte della Autorità.

Avv. Stefano Verità

Riferimenti normativi:

D.L. 24 giugno 2014, n. 90

Delibera A.N.AC. n. 289 del 1 aprile 2020

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