Emergenza Covid e la sospensione dei termini di scadenza dei titoli di credito (assegni e cambiali)

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Fin dall’inizio dell’emergenza covid-19, si è posta all’attenzione del Legislatore la necessità di adottare provvedimenti a tutela di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, ma anche di professionisti e lavoratori autonomi che, a causa della chiusura delle rispettive attività, si sarebbero trovati in grave crisi di liquidità.

Tale problematica avrebbe avuto (ed oggi concretamene ha) riflessi negativi, non tanto nei primi giorni di inattività, ma soprattutto nel medio periodo, quando sarebbero venuti a scadenza vaglia cambiari, cambiali e assegni utilizzati per il pagamento posticipato delle forniture.

In breve le varie tipologie di titoli di credito.

E’ ben nota, in quanto usata talvolta nella prassi, la cambiale, ovvero quel titolo che contiene l’ordine che una soggetto dà ad un altro di pagare un terzo.

E’ d’uso poi il vaglia cambiario – o pagherò cambiario – che contiene, invece, la promessa fatta da un soggetto di pagare una somma di denaro ad una determinata scadenza.

Vi è infine l’assegno bancario, circolare o postale.

Se questi titoli di creditonon vengono onorati alla scadenza, consegue il protesto che costituisce l’atto pubblico con cui viene constatata la mancata accettazione della cambiale o il mancato pagamento dell’assegno bancario e/o postale.

I termini di sospensione

L’attenzione al problema è stata posta dal recente D.L. 9/2020 del 02/03/2020 il quale stabiliva la sospensione dei termini di scadenza (ricadenti però solo nel periodo dal 22 febbraio al 31 marzo) relativi a vaglia cambiari, cambiali e ogni altro titolo di credito avente forza esecutiva (Art. 10 comma 5).

Il provvedimento si applicava solo ai soggetti che alla data di entrata in vigore del detto decreto erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o funzione nei comuni di quella che allora veniva definita la c.d. “zona rossa”.

Autorevoli interpreti – tra i quali il Consiglio Nazionale del Notariato [clicca qui] – hanno ritenuto che i successivi Decreti emergenziali abbiano “integrato” l’elenco delle aree, con conseguente estensione dalle “zone rosse” a tutto il territorio nazionale.

Il punto di interesse, fermo il lasso temporale molto ristretto, era che la sospensione concerneva i protesti dei menzionati titoli di credito.

Il nuovo “Decreto Liquidità” (D.L. 23/2020 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno 08/04/2020) dedica nuovamente una specifica norma alla questione “titoli di credito”.

In particolare l’articolo 11 prevede una sospensione dei termini di scadenza ricadenti o decorrenti nel periodo 09/03/2020 – 30/04/2020, relativi a vaglia cambiari, cambiali e ogni altro titolo di credito quando emessi prima del 08/04/2020.

Conseguenze pratiche della sospensione

Ovviamente la sospensione dei termini stabilita sia dal “primo” che dall’ultimo decreto emergenziale ha riflessi sull’istituto del protesto.

Molto sinteticamente si può affermare che il protesto è l’atto pubblico mediante il quale si attesta il mancato pagamento del titolo di credito (Regio Decreto 1669/1933).

Il protesto, oltre ad accertare lo stato di insolvenza del debitore, costituisce il mezzo di prova dell’avvenuta presentazione del titolo e consente la conservazione dell’azione cambiaria nei confronti degli obbligati di regresso.

Il protesto del titolo comporta, inoltre, la pubblicità nel registro informativo dei protesti curato dai Presidenti delle Camere di Commercio e la comunicazione al Prefetto competente per territorio per l’applicazione di pene amministrative accessorie.

L’emissione di assegni senza autorizzazione, o senza provvista, consente alle banche di NON effettuare alcun pagamento a fronte degli assegni eventualmente presentati per l’incasso, e le obbliga a procedere ad un’ulteriore segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), archivio gestito dalla Banca d’Italia nel quale vengono raccolti e documentati gli utilizzi anomali di assegni bancari, come anche di assegni postali e carte di pagamento. La registrazione nell’archivio avviene a seguito di comunicazioni degli enti segnalanti (le banche, gli uffici postali, gli intermediari finanziari emittenti carte di pagamento, i Prefetti e l’Autorità Giudiziaria).

Tale segnalazione comporta notevoli conseguenze per il debitore in quanto, come noto, quest’ultimo avrà evidenti difficoltà nell’accedere al credito e in molti casi potrebbe determinare la definitiva cessazione dell’attività.

Cosa comporta in concreto, dunque, la sospensione dei termini così come previsti?

In sostanza se un soggetto avesse emesso una cambiale “a giorno fisso” (ovvero quando nella cambiale è indicato il giorno di pagamento), e il termine di scadenza dovesse ricadere all’interno del periodo di sospensione, allora detto termine di pagamento sarebbe differito al giorno successivo a quello ultimo (30/04/2020) previsto dal Decreto Liquidità.

Quanto alle cambiali a “certo tempo vista” (Esempio “a 30 giorni vista pagherete”, significa che la cambiale dovrà essere pagata entro 30 giorni da quando il trattario firma per accettazione) e quelle a “certo tempo data” (la scadenza si calcola partendo dalla data di emissione. Esempio, se una cambiale è emessa l’8 marzo porta l’indicazione “a 30 giorni data pagherò”, la scadenza della cambiale diviene l’8 aprile), il numero di giorni concessi per il pagamento dovrà comunque rimanere invariato.

Pertanto nei  due esempi su citati, ove i “30 giorni” indicati in cambiale ricadessero integralmente nel periodo di sospensione (09/03/2020 -30/04/2020), essi rimarrebbero interamente sospesi e comincerebbe il computo a decorrere dal giorno 01/05/2020; diversamente se il computo dei “30 giorni” indicati in cambiale iniziasse a decorrere prima dell’inizio del periodo di sospensione, il calcolo si interromperebbe al 09/03/2020 per poi proseguire a partire dal 01/05/2020.

Per quanto concerne infine gli assegni, i termini sospesi risultano essere quelli di presentazione per l’incasso, ovvero 8 giorni “su piazza” (pagato da una banca della stessa località in cui è stato emesso) e 15 giorni se “fuori piazza” (pagabile in località differente dalla sede della banca che lo emette).

Nel caso degli assegni la prevista “sospensione” dei termini di presentazione ha certamente una portata limitata a livello pratico, atteso che l’assegno è comunque un titolo pagabile “a vista” e pertanto l’assegnatario potrebbe comunque portare l’assegno all’incasso anche nel corso del periodo di sospensione e ciò ne legittimerebbe il pagamento.

La relazione illustrativa del “Decreto liquidità”, entrato in vigore proprio mentre si scrive il presente contributo, chiarisce il campo di applicazione della nuova diposizione con particolare riferimento agli assegni bancari e postali, confermando il fatto che non è impedito ai beneficiari dei titoli di presentare gli assegni per il pagamento seppure in pendenza della sospensione!!

La cosa interessante, se così si può dire, è il caso in cui, una volta portato all’incasso, vi sia difetto di provvista (ovvero non ci siano fondi disponibili sul conto).

Viene specificato che in pendenza della sospensione vi è temporanea inapplicabilità del protesto e della relativa disciplina sanzionatoria.

In pratica:

  • non verrà inviato il preavviso di revoca,
  • se l’avviso di revoca risultasse già inviato, il termine di 60 giorni per l’esecuzione del pagamento tardivo risulta sospeso,
  • si sospende la trasmissione dell’informativa sia alle Camere di Commercio che al Prefetto.

In definitiva, alla luce di quanto sommariamente descritto e del limitato periodo temporale di sospensione previsto dal recente Decreto Legge, non può comunque dirsi risolto il problema per tutti quei soggetti che, come da prassi, hanno emesso titoli a garanzia di futuri pagamenti, anche con scadenze mensili successive all’aprile 2020 e che oggi si trovano in improvvisa crisi di liquidità.

Avv. Riccardo Precetti

[Scarica il testo dell’articolo 11 e relativa relazione illustrativa]

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