Se il detentore del bene immobile non è responsabile della situazione di inquinamento, deve comunque pagare per la bonifica?

News0 Comments

Consiglio di Stato n. 122 del 07 gennaio 2020, la Sez. IV

Con una recentissima pronuncia il Consiglio di Stato mette il punto sull’esposizione del detentore di un bene immobile che non sia responsabile della situazione di inquinamento rilevato dalla Amministrazione, ma che sia tuttavia chiamato da questa a rispondere economicamente delle spese di intervenuta bonifica.

Il primo grado di giudizio vedeva coinvolto un soggetto privato detentore di un’area demaniale marittima nel Comune di Arenzano (GE) il quale si era opposto alla intimazione di rimborso dei costi sostenuti dalla Amministrazione per lo smaltimento dei rifiuti.

L’Ente Comunale, dunque, sosteneva un automatico obbligo di rimborso in capo al detentore dell’area ancorché ritenuto non responsabile del sinistro ambientale, come peraltro pacificamente risultava nella vicenda.

Di contrario avviso sono sia il Giudice di primo grado che il Collegio di ultima istanza.

In particolare il Consiglio di Stato pone il focus sulla disposizione dell’art. 253, co. 4 del D.Lgs. n. 152/2006 Codice dell’Ambiente il quale prevede che:

“…il proprietario non responsabile dell’inquinamento può essere tenuto a rimborsare, sulla base di provvedimento motivato e con l’osservanza delle disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, le spese degli interventi adottati dall’autorità competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell’esecuzione degli interventi medesimi. Nel caso in cui il proprietario non responsabile dell’inquinamento abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito…”.

Secondo i Giudici di Palazzo Spada tale norma è centrale nella prefigurazione della responsabilità, ma non nel senso inteso dall’Amministrazione Comunale.

Afferma il Consiglio di Stato che tale articolo di legge non consente l’estensione dell’obbligo di rimborso ad altra figura se non a quella espressamente indicata nella norma.

L’articolo, infatti, prevede una responsabilità in capo al “proprietario non responsabile” e non anche al mero “detentore qualificato non responsabile”.

In pratica il Supremo collegio rileva che proprio la dizione letterale dell’art. 253, co 4 rappresenterebbe ostacolo non valicabile per la prefigurazione di tale responsabilità in capo a soggetti diversi, non tipizzati dalla disposizione.

Su medesima tematica anche il Giudice Europeo (Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sezione Seconda, 13 luglio 2017, nella causa C-129/16) il quale veniva chiamato a rispondere ad un quesito posto da un Giudice ungherese; nello specifico se ed in che misura sia incompatibile con il Diritto Europeo una normativa nazionale volta ad identificare come responsabili solidali proprietari e utilizzatori di fondi gravati da inquinamento illecito.

La Corte di Giustizia concludeva per l’assenza di vincoli ad una normativa interna più severa, rimanendo però facoltà dei singoli Stati adottare disposizioni più stringenti per quanto concerne l’individuazione di altri soggetti responsabili.

Nel caso specifico qui in commento il Consiglio di Stato rileva, quindi, che proprio “in assenza di una norma che estenda la responsabilità anche al detentore qualificato non responsabile…è da escludere che quest’ultimo possa essere obbligato al rimborso delle spese degli interventi adottati dall’Autorità competente”.

Ad oggi quindi il soggetto che può essere legittimamente chiamato a rispondere finanziariamente delle spese ambientali è solo quello tipizzato dalle norme vigenti, non essendo consentita l’estensione della responsabilità da parte della p.a. a figure soggettive diverse.

Avv. Stefano Verità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *